U stucchefissu

imageNelle giornate uggiose e piovose come oggi, mi ritornano in mente i pomeriggi invernali con i miei nonni. Quando nonna Quanita aveva voglia di gratificazione a dispetto dell’inclemenza del tempo preparava il suo famoso “stucchefissu” o buridda alla ligure in modo assolutamente egregio. Sebbene da bambina non amassi molto lo stoccafisso, divoravo le patate che lo accompagnavano perché erano davvero gustosissime. Eh si, ci risiamo, i sapori dell’infanzia sono i sapori della felicità!

BURIDDA O STUCCHEFISSU IN TUCHETTU

  • 800 gr di stoccafisso già ammollato
  • 1 kg di patate
  • 1 cipolla
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 4 filetti di acciuga dissalati
  • 10 gr di funghi secchi
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 1 l di brodo vegetale
  • 1 cucchiaio di farina 00
  • olive taggiasche qb
  • olio evo
  • sale

ESECUZIONE

Mettete i funghi ad ammollare con acqua calda per circa 30 minuti.

image

Fate rosolare in casseruola la cipolla tritata con i pinoli e 3 cucchiai di olio evo.

image

Unire i funghi dopo averli strizzati bene dall’acqua e tritati.

image

Appena la cipolla sarà un po’ stufata, aggiungere le acciughe e fatele sciogliere a fuoco molto basso. A questo punto unite le patate tagliate a cubotti e fate insaporire.

image

A parte infarinate lo stoccafisso.

image

Tagliato a tocchi e friggetelo in abbondante olio d’oliva.

image

Unite lo stoccafisso alle patate e coprite con il brodo nel quale avrete sciolto il concentrato di pomodoro, coprite la pentola e fate cuocere per circa 15 minuti a fuoco basso, dall’inizio del bollore.

image

A questo punto aggiungete le olive e portate a cottura avendo cura che rimanga un’abbondante ” bagna” o sughetto.

image

Servite ben caldo.

Si può alleggerire il piatto evitando di friggere lo stoccafisso e mettendolo direttamente ad insaporire nel soffritto di base. E’ sicuramente un piatto unico molto importante ma vi garantisco che fa la “tavola” felice.

Questa ricetta la nonna l’aveva tratta dal famoso libro ” La cuciniera genovese” con sottotitolo  “La vera maniera di cucinare alla genovese” che lei aveva ereditato dalla sua mamma ed io, con grande fortuna, ho ritrovato in soffitta nel classico baule polveroso e che naturalmente conservo come il più prezioso dei tesori!image

Buon Appetito

…è tempo di migrar!

Ma prima di migrar,  ancora una volta vorrei gustare quei preziosi ortaggi che sono le trombette di Albenga alla vera maniera ingauna!image

TRUMBETTE ALL’ AJADDA ( trombette all’ agliata)

  • 3 trombette di media grandezza
  • 1 cipolla di Tropea
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 3 cucchiai di aceto bianco
  • 1 foglia di alloro
  • pepe in grani
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 1 spicchio d’aglio
  • maggiorana q.b.
  • 1 cucchiaio di capperi
  • prezzemolo  q.b.
  • olio evo
  • olio per Friggere
  • sale

ESECUZIONE

Tagliate con la mandolina  le zucchine e friggetele nell’ olio di semi ben caldo.image

Mettetele a scolare bene dall’olio e tenetele da parte.

image

In una padella un po’ alta, mettete con 1 cucchiaio di olio evo a soffriggere leggermente la cipolla tagliata sottile con la foglia d’ alloro ed il pepe in grani un po’ battuti.

image

Appena sarà appassita la cipolla, togliete l’alloro unite i pinoli, il cucchiaio di zucchero e fate leggermente caramellare. Quando inizierà a fare un po’ di schiuma, unire l’aceto e fate insaporire bene. Unite le zucchine ed un trito formato dall’aglio, la maggiorana ed il  prezzemolo,  i capperi interi. Controllate di sale e pepe e fate ben amalgamare i gusti.

image

Mettete in una terrina e lasciate  riposare almeno una notte prima di servire.

Questo è un piatto davvero vecchio che fa parte della antica tradizione contadina albenganese. I nonni  però, non si limitavano ad uno spicchio d’ aglio,  pestavano con il mortaio un’ intera testa d’ aglio pensando in questo modo di salvarsi dai raffreddori, dai vampiri o più semplicemente degli ospiti inattesi ed anche un po’ indesiderati. Il piatto era il classico contorno per le fettine di pollo impanate , che se per caso avanzavano, si conservavano nello stesso contenitore delle zucchine, in carpione insomma e mangiate il giorno dopo a temperatura ambiente, diventavano un’ assoluta specialità!

Si può dire che le trombette con la carne fritta all’agliata siano il piatto più rappresentativo di Albenga!

Buon Appetito

Ma che piacere!

image

Si, proprio così, che piacere!

Manuela del blog “non solo nonna” mi ha taggata e questa mia prima esperienza mi dà la sensazione di essere entrata di diritto nel mondo dei blogger, quelli veri. Grazie Manuela, sei stata davvero cara ad aver pensato a me, da parte mia cercherò, con foto e notizie, di darvi  un’ immagine esaustiva della persona che sono.image

Tornando a parlare di cibo, oggi ho pensato di trasmettervi la versione ligure della pizza napoletana: la sardenaira, o pizza all’Andrea, o pizzaladier, insomma, cambia il nome a seconda della zona del ponente ligure dove viene fatta, ma la bontà del prodotto finale resta invariata.

image

Vi propongo  la ricetta della mitica nonna Francesca che quando preparava questa fantastica prelibatezza, chiamava tutti i figli disseminati in mezza Liguria affinché venissero a ritirare la propria teglia, o meglio il ” testu”, perché anche dopo mille tentativi, nessuno in famiglia riusciva a farla come lei: nessuna copia era all’ altezza dell’originale. Nonna Francesca era e sarà sempre insuperabile!

image

Io adoro questa focaccia, perché di focaccia si tratta, guai a chiamarla pizza, non è e non vuol essere una pizza, è semplicemente una focaccia condita con sugo di cipolle e acciughe sotto sale, olive taggiasche, aglio di Vessalico ed origano delle Alpi liguri come se piovesse. Si, avete capito bene, é il sunto perfetto della mia amata terra, é il connubio sublime tra i monti ed il mare. E’ l’essenza dolce ed amara delle nostre anime da marinai.

image

Non so se questa passione per la sardenaira deriva solo dalla sua bontà o anche dalla convivialità nella quale veniva consumata (si sa i gusti dell’ infanzia hanno un sapore indimenticabile) so solo che già dal primo morso, il mio cuore torna bambino.

image

SARDENAIRA DI NONNA FRANCESCA

Per la pasta

  • 500 gr di farina 0
  • 30 gr di lievito di birra
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 5 cucchiai di olio evo
  • 1 cucchiaino di sale
  • acqua tiepida q.b.

Per il condimento

  • 1 kg di pomodori sodi e ben maturi
  • 100 gr di acciughe sotto sale
  • 2 cipolle bianche
  • olive taggiasche
  • aglio
  • origano
  • basilico
  • olio evo
  • sale pepeimage

Mettete la farina sulla spianatoia, sciogliete il lievito con il latte tiepido ed unitelo alla farina, aggiungete il sale e l’olio, quindi impastate con acqua tiepida sino ad ottenere un impasto morbido ed elastico che farete lievitare coperto per 1 ora.

Trascorso questo tempo, ungete d’olio una teglia rettangolare, disponetevi la pasta, conficcate gli spicchi d’aglio con la loro buccia nella pasta stessa e fate ancora lievitare nel forno spento per 1 ora.

Nel frattempo preparate il condimento:

Tagliate con la mandolina le cipolle e fatele stufare nell’olio per circa 15 minuti. Se serve aiutatevi in questa operazione con un po di vino bianco che farete ben evaporare per evitare che il sugo resti acido. Quando le cipolle saranno trasparenti, unite le acciughe sfilettate e pulite dal sale e fuori dal fuoco, sciogliete aiutandovi con una forchetta.

Unite quindi i pomodori sbucciati e tritati, il basilico spezzettato a mano. Se serve aggiustate di sale e pepe e fate addensare. Scaldate il forno a 180* e cuocete la sardenaira senza condimento per 10 minuti, quindi togliete la teglia dal forno aggiungete la salsa, le olive e l’origano ed infornate ancora per 30-40 minuti.image

Servitela tiepida.

La sardenaira è una ricetta che si differenzia, anche se di poco, in ogni famiglia dell’imperiese ligure, non é certificata da codici e codicilli e come tutte le cose libere é eccellente.

Provatela, non ve ne pentirete!

Buon appetito

Oggi nonna, mettiamo il cielo in una torta!

image

…E come facciamo, Agata? Bene nonna, basta fare la crostata come la sai fare tu, invece delle strisce metterci le stelline e voilà, il cielo è fatto!

Allora partiamo iniziando a preparare gli ingredienti. Che ne dici, usiamo la ricetta della tua bisnonna? Nonna Quanita era tanto brava quanto golosa, i suoi dolci non hanno rivali.

image

DOSI PER CROSTATA

  • 250 gr di farina “0”
  • 125 gr di burro freddo
  • 125 gr di zucchero
  • 1 uovo intero ed 1 tuorlo
  • 2 cucchiai di marsala
  • La buccia grattugiata di 1 limone.

ESECUZIONE

Mettete nel bicchiere del robot la farina, lo zucchero, il burro, un pizzico di sale e la buccia del limone.

image

Fate andare ad intermittenza sino a quando avrete ottenuto un impasto molto bricioloso.

image

Aggiungete gli altri ingredienti (le uova ed il marsala) e continuate ad impastare sino ad ottenere un impasto omogeneo.

image

Mettete sulla spianatoia e senza lavorare troppo date la forma di una palla… Agata, ho appena detto di lavorarlo poco.image

Mettetelo in una terrina, coprite con la pellicola.

image

Fate riposare in frigo per almeno 1/2 ora.

image

Va bene così nonna….e ora che facciamo? Bene, ora pensiamo alla marmellata golosa per farcire la torta.

MARMELLATA PER CROSTATA

  • 1 barattolo di marmellata al gusto preferito ( magari fatta in casa, io ho usato marmellata casalinga alle pesche)
  • 2 cucchiai di polvere di cacao
  • 1 bicchierino di marsala

ESECUZIONE

In una terrina miscelate insieme la marmellata, il cacao ed il marsala sino a quando il composto sarà ben amalgamato.

image

Senza assaggiarlo troppo, mettete a riposare, intanto prendete dal frigo la pasta.

image

COMPOSIZIONE DELLA TORTA

Sulla spianatoia infarinata, mettete il panetto di frolla ed aiutandovi con la carta forno, tiratela con il mattarello.image

Date una forma a cerchio del diametro più grande dalla tortiera dove cuocerete la crostata; tenete da parte un po’ di pasta che vi servirà per decorare. Foderate la tortiera e mettete sopra la marmellata.

image

Prendete la pasta avanzata, spianatela e aiutandovi con una formina date la forma che preferite, noi per fare il cielo, abbiamo scelto le stelle. Infornate per 40 minuti a forno statico a 180*.

image

Se riuscite a non mangiarla prima , appena sarà un po’ raffreddata, cospargetela con zucchero a velo vanigliato, avrete così un cielo argentato!

Buon Dolce a tutti da Agata, nonna Quanita  e nonna Titty

C’era una volta…U CUNDIUN

image

Stiamo parlando di uno tra i più rappresentativi piatti della cucina italiana: la ricca e variopinta insalata di pomodori maturi. Ogni regione italiana ne ha una particolare: in Toscana abbiamo la panzanella che cambia anche se lievemente da provincia a provincia, anzi da paese a paese. Nel meraviglioso Sud Italia le freselle al pomodoro abbinate ad una tiepida mozzarella appena fatta, sono un piatto da re. E poi chi non ricorda le merende estive a base di pane e pomodoro? La versione ligure dell’ insalata di pomodoro è appunto il cundiun, piatto della tradizione dove i prodotti della nostra terra si uniscono in un indimenticabile piatto. I pomodori sono di Albenga (cuori di bue DOP), il tonno si prepara nelle nostre case quando questo formidabile pesce sprigiona al massimo i suoi sapori, le acciughe del mar ligure, le olive delle nostre colline e l’ origano è uno dei profumi inebrianti delle Alpi marittime. Gli ingredienti sono davvero pochissimi ma dal gusto così intenso e profondo che una volta provata non puoi più farne a meno.

CUNDIUN

  • 2 pomodori cuore di bue (possibilmente della Piana di Albenga)
  • 250 gr di tonno sott’ olio
  • olive taggiasche
  • 3 acciughe sotto sale
  • 4 gallette del marinaio
  • 1 peperone giallo
  • olio evo
  • sale
  • origano
  • 1 cucchiaio di aceto bianco
  • 4-5 foglie di basilico di Pra

ESECUZIONE

Mettete ad ammorbidire con un po’ d’acqua e aceto le gallette del marinaio e quando saranno ammorbidite, sistematele rompendole nella terrina dove verrà’ condita l’insalata di pomodoro.image

Tagliate i pomodori a fette piuttosto spesse.

image

Pulite il peperone e tagliatelo a filetti nell’ insalatiera con le gallette ed unite tutti gli altri ingredienti.

image

Condite con abbondante olio evo ligure, sale e origano secco delle Alpi liguri ed alcune foglie di basilico spezzettate a mano. Preparate questa insalata con parecchio anticipo, in questo modo sarà molto più gustosa poiché i profumi avranno modo di fondersi perfettamente.

image

In alcune zone della Liguria si prevede anche l’aggiunta di capperi, uova sode, patate e fagiolini lessati. L’insalata così si chiama nizzarda ed è cugina stretta della più blasonata salade nicoise. La ricetta che vi ho dato del cundiun è quella della mia nonna. Nelle foto che vi ho proposto é rappresentato un condiun un pò ibrido perché ho usato al posto delle gallette, le freselle calabresi ed ho aggiunto un cetriolo dell’orto ed un cipollotto fresco di Tropea. Vi garantisco però che questo giro per l’Italia non ha fatto altro che aggiungere bontà a ciò che già era molto gustoso.

Buon Appetito!

Piatto coccoloso: lo spezzatino

image

Penso che ognuno di noi abbia un piatto che riporta alla memoria la spensieratezza dell’infanzia, per me questo piatto è lo spezzatino con le patate. Abbino il suo sapore rassicurante ed avvolgente alle fredde giornate invernali magari piovose, quando al ritorno da scuola il corpo e l’anima erano rinfrancati dalle coccole di un bel piatto di spezzatino.

Oggi vorrei proprio parlarvi dello spezzatino, della ricetta della mia nonna alla quale negli anni ho apportato varie modifiche, ma lasciando sempre la meravigliosa opulenza che il piatto richiede.

LO SPEZZATINO DI CASA MIA

  • 1/2 kg di polpa di manzo a cubotti
  • 700 gr di patate
  • 300 gr di piselli surgelati
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 spicchio d’ aglio
  • 1 foglia d’ alloro ed un rametto di rosmarino
  • 1 cucchiaio di curcuma
  • 1 L di brodo di carne
  • 1 cucchiaio di farina
  • 1/2 bicchiere d’acqua
  • sale, pepe
  • olio evo

ESECUZIONE

Tagliate a cubotti la polpa di manzo (o di vitello o tacchino), quindi tritate tutti gli odori e metteteli a rosolare con l’olio per circa 5 minuti.

image

Trascorso questo tempo, unite la carne e fate ben sigillare girando spesso.

image

image

Unite ora il brodo bollente avendo cura  di ricoprire interamente la carne, unite la curcuma, l’alloro ed il rosmarino e dopo aver messo il coperchio fate sobbollire delicatamente per circa 1/2 h.

image

Trascorso questo tempo, unite le patate tagliate a dadi e continuate la cottura ancora per 1/4 h.

image

Trascorsi questi 15 minuti, mettete anche i piselli e la farina diluita nell’ acqua, quindi  proseguite per altri 20 minuti e servite ben caldo.

image

Per una perfetta riuscita dello spezzatino una delle cose più importanti è seguire molto attentamente la cottura, se il brodo dovesse mancare va aggiunto avendo cura di mantenere sempre tutto molto morbido.

L’aggiunta della curcuma l’ho fatta io, non era compresa nella ricetta della nonna. Chi volesse dare al piatto più brio, anziché la curcuma può utilizzare la paprica piccante. Con questo ingrediente il piatto si avvicina un po’ al gulasch.

Buon Appetito!

Tutto è iniziato da qui!

image

Questi libretti ed appunti tutti sgangherati, sono stati il mio primo approccio con la cucina. Appartenevano alla mia nonna, la quale li aveva ricevuti dalla sua mamma.

Il librettino sulla cucina genovese scritto in un italiano arcaico, mi ha sempre affascinato, addirittura posso dire di aver imparato a leggere cercando di capire le misteriose ricette che conteneva, nel mio immaginario di bambina ,mi aspettavo da un momento all’ altro, di leggere ” lingue di drago ” tra gli ingredienti di un qualsiasi piatto.

image

Nel giorno della befana, la mia nonna prendeva il prezioso librino e cercava la ricetta dei ravioli alla maniera antica, come diceva lei, ed io incantata, cercavo gli indizi per scoprire cosa si intendesse per maniera antica.

Ancora oggi rispetto la tradizione e per il giorno dell’Epifania, preparo i mitici ravioli e mi da una gioia infinita vedere l’ interesse e lo stupore negli occhi di Agata mentre abbino alla manualità della lavorazione, una favola che parla di bambine, nonne e Befane!

Voglio regalare anche a voi questo pezzettino della mia infanzia dandovi la ricetta dei ravioli come li preparo oggi ,ma anche scrivendo qualche passo del “ricettario genovese” appartenuto alla mia bisnonna.

RAVIEU ( i ravioli di nonna Quanita )

Per la pasta:

  • 600 gr di farina
  • 3 uova
  • acqua q.b.
  • sale
  • un cucchiaio di olio evo

Per il ripieno:

  • 300 gr di bietole
  • 200 gr di borragine
  • 1 cipolla
  • 200 gr dicarne di vitello
  • 200 grdi carne di maiale
  • 100 gr di salsiccia
  • 4 uova
  •  30 grdi burro
  • 100 gr di grana grattugiato
  •  1 /2 bicchiere di vino bianco
  • Maggiorana
  • sale, pepe

ESECUZIONE

Lessate in pochissima acqua le verdure per non più di 3 o 4 minuti. Scolatele, strizzatele bene e tritatele finemente. In una padella con un po’ di burro rosolate la cipolla, quando sarà diventata trasparente sfumate con il vino bianco e fate ben rosolare. Se serve, per finire la cottura della carne, aggiungete un pochino di brodo .

image

Quando la carne sarà cotta a puntino, unite le erbe ben tritate, il formaggio, la maggiorana, il sale ed il pepe. Appena il tutto sarà ben raffreddato, unire le uova. Preparate la sfoglia con gli ingredienti sopraccitati, lasciatela un po’ riposare, quindi stendetela piuttosto fine in due sfoglie: mettete il ripieno su una parte e coprite con l’altra.

image

Tagliate a quadrati non troppo grandi i ravioli con la rotellina dentata e fate asciugare i ravioli un po’ prima di cuocerli. Lessateli quindi in acqua bollente per 3-4 minuti e conditeli con il sugo di carne alla ligure.

Da La vera cucina genovese ricettario appartenuto ala mia bisnonna Aurelia Casella:

Ricetta n* 83 : ravioli

image

[…] Prendete poscia mezzo chilogrammo di magro di vitella, che farete rosolare con un poco di burro senza sale, avvertendo però che non arrostisca troppo […] tritate tutto minutissimamente sul tagliere con la mezzaluna, indi pestatelo ancora nel mortaio fintanto che lo avrete ridotto come una pasta […] aggiungete ancora 4 uova colla loro chiara ed una manata di buon parmigiano grattato […] fate poscia la pasta e riempite essa con il ripieno ottenuto […] condite con un buon tocco alla genovese con i pignoli.

Non vi sempre di veder apparire le lingue di drago?

Buon appetito a tutti

Pandolce della nonna

image

Dopo tante assenze, non potevo chiudere l’anno senza almeno farvi un saluto nel modo che mi è più congeniale dandovi la ricetta del pandolce della mia nonna Quanita. Nel ricco buffet che veniva allestito nell’albergo dei mie genitori per l’ultimo dell’ anno, non mancava mai il pandolce, o meglio pan duse come si chiama in Liguria. È uno dei ricchissimi pani della tradizione italiana, ogni regione ne ha uno proprio e la differenza tra loro è davvero minima. Per la sua esecuzione ogni famiglia ha i suoi riti, che soprattutto per scaramanzia, non venivano mai cambiati.

In casa nostra si iniziava a metà dicembre con la ricerca attenta e pignola degli ingredienti che dovevano essere di eccelsa qualità per non compromettere il risultato finale; i quantitativi erano ovviamente industriali poiché l’anziana della famiglia, nonché depositaria della “vera” ricetta, doveva fare pan dusi per tutti i familiari. Ma la cosa che mi affascinava maggiormente da bambina, era la preghiera che mia nonna recitava mentre con mani sapienti e veloci impastava tutta quella abbondanza. Le sue richieste erano sempre per noi, affinché il nuovo anno fosse foriero di “tanta salute e, se magari fosse possibile, anche quasi tutto ciò che desiderano, visto che sognano in grande e chiederti di assecondarli in tutto mi sembra troppo!”. Il suo cuore mentre preparava il pan duse, era pieno di gioia ed amore e questi ingredienti segreti, ma non tanto, erano quelli che davano al dolce l’inconfondibile gusto della famiglia felice.

La foto che ho pubblicato non è del pandolce della mia nonna ma quello di Mirella che come ogni anno, me ne ha fatto graditissimo dono. È ugualmente buono e gratificante perché anche il suo è fatto con amore.

U PANDUSE DE ME NONNA

  • 300 gr di farina
  • 2 uova intere
  • 120 gr di zucchero a velo
  • 120 gr di burro
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • un bicchierino di marsala
  • 300 gr tra: uva sultanina ( ammollata in acqua calda ) pinoli, semi di anice, cedro,arancia e zucca gialla canditi.
  • vaniglia liquida qb

ESECUZIONE

Versate sulla spianatoia la farina mischiata con lo zucchero, il lievito ed un pizzico di sale, fate la fontana al centro. Impastate con le uova, il burro, il marsala e la vaniglia liquida. Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati, unite l’uva sultanina, i canditi, i semi di anice ed i pinoli e dopo aver ben infarinato la spianatoia, date al dolce la forma tonda. Mettetelo in una teglia imburrata e cuocete in forno a 160* per circa 50/55 minuti.

image

In Liguria questo dolce si trova tutto l’anno nella versione più semplice, con il nome di pane del pescatore, per le feste natalizie si impreziosisce con i canditi ed i semi di anice. Quando brinderete questa sera ricordatevi che anch’io sto alzando il calice in vostro onore, augurandovi tantissima pace, salute e prosperità!

AUGURI!

…e buon appetito!

Frittà de gè…

…cumme i a faxevan e nosce nonne.

image

Prima di tutto vi traduco: frittata di bietole come la facevano le nostre nonne.

È un’ antica ricetta della maestra Angiolina Romagnoli che ha dedicato la sua vita oltre che all’insegnamento, legioni di bambini albenganesi sono stati suoi alunni, anche alla conservazione del dialetto e della cucina di Albenga. La mia fantastica amica Mirella ha voluto regalarmi questa bellissima stampa ed io ne ho fatto un quadretto che come un trofeo, domina la mia cucina. Oggi, giornata buia ed uggiosa è ideale per preparare questa frittata che, per il mio cuore, sa di famiglia.

La mia famiglia si divide tra la provincia di Savona e quella di Imperia, allora in conformità con il suggerimento della maestra Romagnoli, cumme i a faxevan e nosce nonne, la mia frittata viaggia da una provincia all’ altra ed ecco ciò che viene fuori:

image

A FRITTÀ DE CÀ MEA

  • 2 mazzetti di bietoline
  • 2 patate
  • 1/2 cipolla
  • 4 uova
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 50 gr di parmigiano
  • prezzemolo, maggiorana
  • 1 cucchiaio di curcuma ( facoltativo )
  •  sale, pepe, un pizzico di noce moscata
  • olio evo

ESECUZIONE

Tagliare a filetti sottilissimi le bietole ,metterle con un po’ distale fino a scolare il uno scola pasta, affinché perdano l’amaro.

image

Grattugiare le patate e la cipolla con una grattugia a fori grandi.

image

Mettere in una padella un po’ d’olio evo e fate ben rosolare le patate e la cipolla. Quando avranno preso un po’ di colore aggiungete un po’ di latte e portate a cottura lasciando un po’ morbido. A questo punto unite la bietola tagliata sottilissima, la curcuma,un pizzico di sale e di pepe e fate insaporire tutto insieme per alcuni minuti.

image

Nel frattempo in una terrina battete l’uovo, con un po’ di latte, parmigiano, erbe aromatiche tritate e se necessario, ancora un pizzico di sale e pepe.

image

Mettete le verdure cotte nel composto di uova ,mischiate accuratamente e rimettete in una padella ben unta.

image

image

Cuocete la frittata girandola almeno 2 volte. Mi perdoni Beppe Bigazzi ma in Liguria si fa così!

image

image

Servite come nella migliore tradizione ligure con fettine di salame ed insalata di radicchio variegato. La curcuma è una mia idea, non fa parte della ricetta tradizionale ma viste le proprietà di questa spezia, direi che ci sta proprio bene. È sicuramente un piatto povero, ma così allegro che porta, anche in queste giornate buie, tanta allegria!

Buon appetito

 

Colazione di Natale

image

Con la mia Agata, ci stiamo organizzando per preparare la colazione a Babbo Natale ed alle renne. È un modo come un altro per rendere ancora più intimo il momento dell’apertura dei regali, la mattina di Natale, tutti in pigiama, ognuno cerca il proprio pacchetto circondati da biscotti, ciambelloni e caffè e latte, il tutto preparato dalle solerti e veloci manine della mia nipotina con un piccolo supporto tecnico, non così necessario, della nonna!

Quest’ anno, oltre al Presepe di pasta frolla , prepareremo i cioccolatini, visto che l’anno scorso le renne e non solo, hanno gradito moltissimo ed un ciambellone che mi ricorda la mia infanzia. In casa mia la preparava la mia nonna denominandola torta Italo dal nome del cugino dal quale aveva avuto la ricetta. Si tratta di un comunissimo ciambellone casalingo con l’aggiunta di polpa di banana e di un po’ di latte dove é stata lasciata in fusione dell’ anice stellato.

Ma procediamo con ordine.

TORTA ITALO ( DAL QUADERNINO DI NONNA QUANITA)

  • 2 banane
  • 250 gr di farina
  • 200 gr di zucchero
  • 1 uovo
  • 100 gr di burro
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 2 stelle di anice stellato ( o 1 fialetta di essenza di anice )
  • la buccia grattugiata di un limone
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 50 gr di pinoli
  • 50 gr di mandorle spellate

ESECUZIONE

Fate scaldare in un pentolino il latte e metteteci in fusione l’anice stellato, almeno un’ ora prima di iniziare a fare il dolce. Se userete la fialetta o un  comune liquore all’anice questo passaggio non sarà necessario. Montate con le fruste elettriche (o la planetaria) il burro con lo zucchero sino ad ottenere un composto molto spumoso. Quindi unite la buccia di limone e l’uovo incorporando perfettamente al burro. Schiacciate con una forchetta le banane che devono essere ben dolci e mature. Unite le banane al composto aggiungendo anche la farina setacciata con il lievito. Rendete il composto più fluido con il latte aromatizzato avendo l’accortezza di togliere l’anice.

image

Preparate una teglia a cerniera del diametro di 24 cm. Mettete il composto nella teglia e cospargete la superficie con i pinoli e la mandorle tritati grossolanamente.

image

Prescaldate il forno statico a 180* e quando sarà a temperatura, infornate per 40 minuti. Trascorso questo tempo controllate la cottura e quando la torta sarà tiepida cospargete di zucchero vanigliato.

Per fare le grandi prove di Natale, ho messo tutto insieme nel mixer, ma se avete tempo vi consiglio di seguire i passaggi come vi ho indicato, la torta resta più soffice. Se non vi piace l’anice, potete evitarla mettendo 1/2 bicchierino di limoncello, non spaventatevi per l’alcool, si neutralizza in cottura e lascia solo un piacevole aroma. Se volete anziché la banana, potete usare mele e frutti di bosco, in questo caso lasciate in fusione la frutta in limone e rum per dolci ed aggiungerete all’ impasto anche i liquidi della fusione …oltre ad una grattugiati a di zenzero fresco, sentirete. Che bontà !

La mela, in questo caso sarà a tocchi e non schiacciata, Basta, vi ho confuso abbastanza le idee, ma ormai mi conoscete, sono fatta così!

Buon appetito!