penne da cantina

img_2348 Federica e Francesco oggi sono passati da casa.Ieri sera erano impegnati in un lavoro vicino a casa nostra ed hanno pensato bene di  venire in visita ai vecchi genitori

Hanno avuto una idea super, quella di non venire da soli, ma accompagnati da una mega bottiglia di AMARONE di ottima qualità

Data la gradazione eccessiva del suddetto vino (17 gradi) ho voluto utilizzarlo per preparare un sugo di salsiccia veloce e un po’ corposo, ma, date le temperature esterne ormai rigide ed invernali, vi garantisco che tutti hanno gradito …e molto

PENNE ALL’AMARONE

  • 500 gr di penne di Gragnano
  • 3 salsicce a punta di coltello
  • 1 pianta di radicchio rosso
  • 125 gr di mascarpone ( o di gorgonzola e mascarpone)
  • 1 bicchiere di AMARONE (o di un vino rosso corposo)
  • noci a piacere
  • 1 scalogno
  • sale, pepe

ESECUZIONE

Mettete sul fuoco la pentola per la pasta; in una padella dove potrete saltare le penne, fate rosolare senza aggiunta di condimento le salsicce sgranate  con lo scalogna tritato                                                            img_2340quando sarà ben rosolata, sfumate con meta’dell’AMARONE e fate andare sino a completa tostatura della salsiccia

img_2341Tagliate a filettino il radicchio

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e mettetelo in padella con la salsiccia, salare e pepare.

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unite il restante AMARONE e proseguite sino ad esaurimento di tutto il liquido; mettete la famigliola a schiacciare le noci

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buttate la pasta nell’acqua salata ed aggiungete il mascarpone alla salsiccia sciogliendolo bene aiutandovi a tale scopo con l’acqua della pasta

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trascorso il tempo di cottura della pasta, scolatela nella padella e fate amalgamare bene il condimento

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Servite a parte le noci che, chi vorrà, metterà sulla pasta per dare un tocco finale di croccantezza.

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come vi ho suggerito nell’elenco degli ingredienti, questo condimento cotto nell’AMARONE, si abbina benissimo con il gorgonzola perché questo vino è uno dei pochi che sopporta benissimo la “potenza” di questo formaggio!

Le dosi di oggi sono per 6 persone, tanti eravamo noi a tavola e ci siamo ” spolverati” tutto

Buon Appetito

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Il tubero d’oro

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Ecco la preziosa meraviglia che ho preso da Mauro ieri mattina; Molly, il suo fantastico lagotto, lo aveva trovato in un posto segretissimo pochissime ore prima

Per la verità le meraviglie erano due, così ho deciso di preparare con uno un burro al tartufo per poterlo conservare e con  l’ altro ho Reso  il piatto di tagliolini ancora più succulento di quanto poteva essere con il solo burro.

BURRO A TARTUFO

  • 1 tartufo bianco di circa 30 gr
  • 250 gr di burro di ottima qualità
  • 70 gr di parmigiano reggiano
  • sale, pepe

ESECUZIONE

In un pentolino fate sciogliere il burro, salate e pepate abbondantemente quindi unite il parmigiano e fatelo sciogliere benissimo; sterilizzate un barattolo di vetro e grattugiatevi dentro il tartufo; versate il burro fuso sul tartufo e mischiate energicamente per amalgamare bene gli ingredienti; tappate il barattolo e mettetelo in frigo capovolto per fare il sottovuoto.

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Con questo metodo il burro al tartufo si mantiene per più di un mese in frigo senza perdere la sua fragranza;

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Per noi in famiglia un matrimonio di vero amore è senz’altro quello tra tagliolini fatti in casa e TARTUFO, ma con gnocchi, sempre  casalinghi, o risotto è sempre un matrimonio felice, per non parlare delle uova al tegamino con il tartufo sopra…….Bhe, è meglio parlare d’altro!
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Quando vogliamo utilizzare il burro conservato come sopra, ne metteremo  2 o 3 cucchiaiate in una padella dove condiremo i tagliolini, lo faremo fondere ed aggiungeremo ancora un po’ di pepe, quindi uniremo un filo di ottimo olio extravergine di oliva e, una volta impiantato arricchiremo il piatto con una generosissima grattugiata di tubero d’ oro

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Vorrei precisare che il tartufo che ho conservato è quello bianco che non vuole cottura, mentre se si vuole conservare quello nero scorsone, si deve prima fare un po’ cuocere con il burro; un ultimo suggerimento se volete aggiungere ancora un po’ di burro per condire i tagliolini, fatelo utilizzando il burro salato, sempre di ottima qualità

Buon Appetito, anche se , credo, non serva!

Il ragù della nonna

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Ogni famiglia italiana custodisce con grande cura la ricetta del ragù della nonna

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Chi, tra noi non proprio giovanissimi, non ricorda l’asse della pasta che la nonna metteva sul tavolo di cucina ed iniziava, con perizia ineguagliabile, a confezionare delle meravigliose tagliatelle casalinghe che rappresentavano il piatto principe della domenica

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Anch’io, da nonna vintage quale sono, ho provato a ripercorrere quelle bellissime domeniche degli anni ’60 preparando le tagliatelle della nonna dopo averle modernizzate  un po’ usando per tirarle la mia affezionata macchinetta
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Ho tirato fuori il ricettario delle meraviglie e voilà, come per incanto la cucina si è innondata dei profumi confortevoli della nonna

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RAGÙ ANTICO DELLA MIA NONNA

  • 500 gr di carne mista macinata ( manzo vitello e maiale)
  • 1 carota
  • 2 coste di sedano
  • 1 cipolla ramata
  • 1 scalogno
  • 2 spicchi d’aglio
  • prezzemolo
  • rosmarino, salvia, timo freschi
  • 50 gr di pinoli
  • 30 gr di funghi porcini secchi
  • 8 pomodori secchi
  • 500 gr di salsa di pomodoro
  • concentrato di pomodoro
  • 100 gr di parmigiano reggiano 36 mesi
  • olio evo
  • 1 bicchiere di vino rosso corposo
  • sale pepe qb

ESECUZIONE

Tritate tutte le verdure del soffritto comprese le erbe aromatiche e mettetele a soffriggere con un po’ di olio evo

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Mettete in una tazza di acqua calda i funghi secchi e, quando saranno ben ammollati (  sarà sufficiente un 1/4 d’ora), tritateli insieme ai pinoli
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Aggiungeteli al soffritto di odori e fate insaporire tutto insieme; a questo punto unite la carne, sgranatela bene e soffriggetela con le verdure ed i funghi

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Quando sarà tutto ben rosolato, bagnate con il vino rosso nel quantitativo necessario a coprire a filo gli ingredienti e fate cuocere sino a quando il soffritto risulterà nuovamente asciutto

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Nel frattempo mettete i pomodori secchi in un pentolino e fateli bollire in acqua per qualche minuto, quindi strizzateli e tritateli finemente

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Uniteli alla base del ragù

img_2165 con la salsa di pomodoro

img_2166ed il concentrato

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Aggiungete anche parte dell’acqua dei funghi dopo averla filtrata

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Aggiustate di sale e pepe e cuocete a tegame coperto e fuoco molto basso per almeno un’ora

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Se volete in questo tempo potete preparare le tagliatelle con farina di grano duro Senatore Cappelli e uova fresche, ma,  devo dire che con un ragù così qualsiasi pasta diventa speciale.

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La mia nonna metteva il reggiano direttamente nella pentola del ragù con un pezzettino di burro perché, sosteneva, in questo modo si annullava l’eventuale eccessiva acidità del pomodoro.

Effettivamente è un piatto antico un po’ elaborato che richiede cura e tempo, ma, a volte rallentare un poco per cercare qualcosa di diverso, può valerne la pena

Buon Appetito

 

 

La storia vera dei pici

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Sembra che i Pici risalgano ad epoca etrusca poiché testimonianza della loro presenza sulle tavole del tempo è stata rilevata nella celeberrima ” tomba dei leopardi ” a Tarquinia

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In questo monumento funebre vi è un affresco raffigurante un banchetto nel quale vengono servite scodelle contenenti un tipo di pasta lunga e grossa: presumibilmente i pici

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Si pensa che il nome derivi da Marco Gavio Apicio gastronomo di epoca romana ed autore del compendio culinario”De re coquinaria”( l’arte della cucina) imageQuesto ottimo spaghettone, prende nomi differenti a seconda della zona da cui proviene: abbiamo a Montalcino, Pienza e Montepulciano  “i Pinci, i ” bringoli ad Anghiari , nella Val Tiberina troviamo ” gli stringozzi o strangozzi, in Umbria gli umbricelli e le ciriole che in casa nostra apprezziamo molto, poiché mia suocera , ternana, li prepara in modo sublime.

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Insomma, abbiamo capito che si usano tanti nomi per indicare un unico tipo di pasta poverissimo e  semplicissimo  che ha come ingredienti solo acqua e farina ed un cucchiaio d’olio, eccetto che per la domenica quando i contadini potevano contare anche sulle uova fresche e, per onorare la festa, venivano aggiunte all’impasto!

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Il primo condimento che si conosce abbinato ai Pici consisteva in un trito di cipolle stufate in olio , mentre oggi, il connubio perfetto e ‘ con l’aglione ricetta che ho proposto nell’ articolo precedente

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Eccovi ora la dose perfetta per confezionare i Pici alla vecchia maniera

PICI (dosi)

  • 400 gr di farina di grano tenero
  • 200 gr di acqua fredda
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 presa di sale

ESECUZIONE

Setacciate la farina sulla spianatoia, unite il sale , formate la fontana e versate al centro l’acqua e l’olio, impastate sino ad ottenere un composto elastico a fate un po’ riposare

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Dopo circa 10 minuti riprendete l’impasto e Stendetelo con il mattarello tradizionale allo spessore di circa 1  cm

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Quindi tagliatela a strisce con il mattarello scannellato

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Rotolate le strisce ottenute

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Come fanno queste mani sapienti che, purtroppo, non sono le mie data la maestria nell’esecuzione!

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Mettete quindi i Pici così confezionati in attesa sulla spianatoia infarinata

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Per concludere questo lungo post pseudo storico,vi presento un altro  modo tradizionale per condire i Pici, anch’esso poverissimo ma sempre molto gradito

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PICI CON LE BRICIOLE

  • 500 gr di Pici freschi
  • pane toscano raffermo
  • 2 spicchi d’aglio
  • pecorino grattugiato
  • sale pepe
  • olio evo

ESECUZIONE

Imbiondite in una padella con olio evo gli spicchi d’aglio schiacciandoli senza privarli della buccia

Unite la mollica del pane sbriciolata grossolanamente

Togliete gli spicchi d’aglio dopo poco e lasciate al fuoco le briciole finché assumeranno un colore dorato.

Passate i Pici scolati nella padella aggiungete abbondante pecorino grattugiato ed una generosa spolverata di pepe.

Serviteli subito molto caldi e fluidi, se dovesse servire unite anche un po’ d’acqua di cottura

 

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Buon appetito

 

 

 

Lo sapevate che…

…il condimento per i Pici all’aglione non prevede il pomodoro!

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Tutto ciò perché la ricetta di questo condimento e’ precedente all’arrivo nel nostro continente dei pomodori, precisamente stiamo parlando dell’ era etrusca.

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L’ ingrediente principale, neppure a dirlo, e’ l’aglio, anzi l’aglione, un tipo di aglio che viene prodotto nella Val di Chiana che si chiama appunto ” aglio della Chiana”

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Purtroppo è diventato un prodotto quasi introvabile, che ormai è coltivato da non più di 10 piccole aziende sparse sul territorio senese, precisamente nella zona di Montepulciano

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Come si vede molto bene dalla foto presa dall’web, ha dimensioni davvero notevoli, un’ unica ” testa” può pesare sino ad 800 gr; ha un gusto molto delicato rispetto all’ aglio comune, per questo motivo nel sugo all’ aglione, si può tranquillamente eccedere nelle dosi.

Vi darò ora la ricetta ” vera” dell’ aglione come me la confido’ un’anziana contadina tenendo sempre presente che ogni famiglia ha la propria che tutti sostengono essere quella vera!

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SUGO BIANCO ALL’AGLIONE

  • 5-6 spicchi di aglio di buona qualità ( meglio sarebbe trovare il vero aglione)
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • olio
  • sale
  • peperoncino( facoltativo)
  • Pecorino grattugiato
  • prezzemolo tritato

ESECUZIONE

In una padella capiente dove sarà possibile saltare i pici, mettete a freddo il vino e l’aglio al quale avrete tolto l’anima centrale, e fate cuocere a fiamma bassa sino a quando l’aglio sarà spappolato .

Unite un pizzico di sale e, se lo riterrete necessario, frullate con il mixer sino ad ottenere una crema.

Quando i Pici saranno cotti, passateli in padella dove avrete fatto soffriggere il peperoncino in un po’ d’olio evo, e condite con la crema d’aglio aiutandovi, per mantenere il piatto piuttosto fluido, con l’ acqua di cottura della pasta

Terminate il piatto con il pecorino ed una ” spruzzata” di prezzemolo tritato

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A questa ricetta come vi ho già detto ” vera” e’ concessa un’ unica variante solo nel caso, peraltro molto probabile, che non riusciate a trovare l’ aglio indicato: fate cuocere l’aglio nel latte anziché nel vino, il gusto risulterà molto delicato e perderà il caratteristico sapore non gradito a tutti

Ricordate una cosa importantissima: l’aglio non deve MAI soffriggere, solo così sprigionerà la sua dolcezza.

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Buon appetito a tutti, a domani, con la storia vera dei Pici.

 

Pazza estate

imageGià da tempo ho deciso di fare solo  3 post la settimana perché, contrariamente a quello che avevo programmato all’inizio, il tempo a disposizione per fare le cose che mi piacciono è sempre meno e, se voglio mantenerle, devo necessariamente dimezzarle.

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Avevo anche deciso di lasciare la domenica esclusivamente all’altra mia passione: la  lettura, magari comodamente sdraiata all’ombra degli ulivi in giardino!

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Nulla da fare!!!! Anche questa è saltata!

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E allora, eccomi qua a postare il terzo post settimanale, di domenica, si sdraiata, ma sul divano …..fuori diluvia!

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Tempo bislacco di questa pazza estate !

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TROFFIE AL SUGO DI NOCI

 

  • 500 gr di troffie fresche
  • rucola
  • 6 noci
  • scagliette di parmigiano

sugo di noci

  • 250 gr di noci sgusciate
  • 40 gr di pinoli
  • 1/2 spicchio d’aglio
  • 50 gr di parmigiano
  • 50 gr di mollica di pane raffermo
  • maggiorana abbondante
  • 250 ml di crema di latte
  • 2 cucchiai di olio evo

ESECUZIONE

Mettete al fuoco l’acqua per le troffie che troverete fresche in tutti i supermercati

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Nel frattempo preparate il sugo di noci:

levate la pellicina ai gherigli di noce facendoli bollire per pochi minuti. Scolateli, fateli freddare e spellateli.

Mettete la mollica a mollo nella crema di latte e, quando sarà ammorbidita, strizzatelo mettendo da parte il latte usato.

Posizionate tutti gli ingredienti per il sugo di noci nel bicchiere del frullatore e, con l’aiuto di parte del latte avanzato e dell’ olio evo, frullate sino ad ottenere una crema.

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Quando sarà pronto, mettete il sugo nella terrina dentro la quale condirete le troffie  quando saranno cotte .

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Terminate il piatto con rucola fresca ben lavata, scaglie di parmigiano e gherigli di noce interi

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Se servirà aggiungete qualche cucchiaio di acqua della pasta per mantenere le troffie cremose

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Buon Appetito

La nonna mi diceva………

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A dire la verità non so se sia vero oppure no, ma io, in ottemperanza ai suoi sempre saggi insegnamenti, ogni anno in questo periodo, riscopro le antiche ” ricette amare”

Tra queste, ciò che è divenuto un cult nella nostra famiglia, sono le radici amare che, ad essere sincera, non apprezzo affatto, ma, in nome delle loro proprietà, spesso consumo.

Questa volta anziché condirle come al solito con olio aceto e sale, ho preparato una salsina allo yogurt che si è abbinata benissimo all’amaro delle radici.

RADICI AMARE CON SALSA ALLO YOGURT

  • 1 mazzo di radici amare
  • 4 patate
  • 6 noci

Per la salsa allo yogurt

  • 1 uovo intero
  • 4 cucchiai di olio di semi di arachide
  • 1 cucchiaio di senape semi/piccante
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • sale pepe
  • prezzemolo
  • capperi

ESECUZIONE

Cuocete al vapore le radici amare con le loro foglie dopo averle raschiate  ( come le carote) e tagliate a tocchi; dopo 5 minuti aggiungete le patate anch’esse sbucciate e tagliate.

Quando saranno cotte tagliate finemente le foglie e mettete tutto in una terrina per far raffreddare.image

Preparate la salsa con il mixer: mettete nel bicchiere l’uovo intero, l’olio, la senape, il limone, sale e pepe e preparate la maionese frullando per 40 secondi.

Aggiungete lo yogurt ed amalgamate bene il tutto.

Tritate con il coltello il prezzemolo ed i capperi ( se volete anche 1/2 spicchio d’aglio) ed uniteli alla salsa.image

Nappate con il composto ottenuto le radici ormai fredde e cospargete con le noci spezzettate grossolanamente.image

Se vi piace, potete sostituire il prezzemolo con l’erba cipollina, la salsa risulterà comunque gustosa.

Questa  salsa è adatta anche per l’insalata di campo  amara, perché dà molta freschezza.

Buon Appetito

Viaggi e cucina….stessa passione!

imageCome ho evidenziato nel titolo, i viaggi e la cucina sono tra le mie più grandi passioni ( non le sole, come ormai saprete……..io vivo di passioni!)image

Prima di andare con la solita ricettina vi presenterò ancora qualcuna delle foto del viaggio dove ho ripreso le persone nella loro quotidianità, infatti uno degli aspetti che più mi affascina è senz’altro quello antropologico.

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La bellissima venditrice di fiori e di…..pace è senz’altro una delle mie preferite: elargisce benedizioni ai visitatori del tempio mentre offre per la ” minima” spesa di ” one dollar” la ghirlanda di fiori da offrire alla divinità

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Ecco lo street/food modello India: mentre l’operoso marito prepara le polpettine di riso che venderà per ” one dollar”ai frettolosi avventori, la moglie, con indiana pazienza, attende i compratori per vendere l’erba da dare alla sacra mucca; con questa sua azione, dice la tradizione, si faranno stare bene ed in pace 3 individui: la mucca che mangia, la venditrice che vende e chi acquista che regalerà  felicità agli altri due………e, indovinate un po’, il tutto per la modica cifra di ” one dollar ” a mazzo d’erba!

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Con l’immagine di questo Santone indiano in meditazione, passo ad un argomento più prosaico: la ricetta di oggi, e, per non essere offensiva nei riguardi degli indiani che non mangiano carne di mucca, vi propongo una velocissima salsa alla provenzale da servire di preferenza con il pesce!

SALSA PROVENZALE

  • 1 uovo
  • 230 gr di olio di arachidi
  • 1/2 limone spremuto
  • 1 cucchiaino di senape
  • 1/2 spicchio d’aglio
  • prezzemolo
  • 1 manciata di capperi dissalati
  • 2 filetti di acciuga dissalati

ESECUZIONE

Nel bicchiere del mixer, raccogliete tutti gli ingredienti della maionese compreso l’olio;

iniziate a frullare ed incorporate anche tutti gli altri ingredienti sino a quando otterrete una salsa densa e cremosa.image

In questo modo la maionese monta sempre, l’unica accortezza che dovete osservare è di usare ingredienti ed utensili possibilmente freddi di frigo.

Ho utilizzato la salsa con cuori di nasello cotti al vapore ,ma si adatta benissimo anche con verdure lesse o, addirittura, carni bollite.image

Buon Appetito

A proposito di tradizione

imageCome capita sempre per i piatti tradizionali, ogni provincia, ogni città o paese o addirittura famiglia ha la propria ricetta personale della quale si è gelosissimi. Avendo voglia di chiederlo, ci si rende conto di quante versioni esistano,  addirittura, vi sono variabili da madre a figlia.

Nel mio peregrinare nei casolari della regione alla ricerca delle antiche, anzi vecchie, ricette più volte mi sono imbattuta nei crostini neri.

Tra quelli di Rosa, di Maria o quelli di Medea, ho fatto quelli di Tiziana, prendendo un po’ da una parte un po’ dall’altra.

Abito nel Chianti senese e una cosa riscontrata su questo territorio quasi all’unanimità è che qui i crostini sono di milza!

Per renderli un po’ meno “acuti ” (termine senese che significa troppo forti di gusto) si aggiunge qualche fegatino di pollo e poi………..

CROSTINI NERI ALLA MIA MANIERA

  • 400 gr di milza di vitello da spellare
  • 5-6 fegatini di pollo
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi d’aglio
  • un ciuffo di salvia
  • 1/2 tubetto di pasta d’acciughe
  • una manciata di capperi sotto sale
  • 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
  • 1 bicchierino di vin santo
  • 1/2 mela renetta
  • una noce di burro
  • olio evo

ESECUZIONE

Mettete in un pentolino un filo d’olio evo, unite i fegatini tagliati a fettine, la cipolla sempre a fettine , la salvia tritata, l’aglio il concentrato di pomodoro sciolto in poca acqua calda  e fate insaporire per pochi minuti a fuoco vivace.image

Spellate bene la milza ed unitela ai fegatini con la mela sbucciata  e tagliata a tocchi.image Aggiungete il vin santo, aggiustate di sale e pepe. Fate cuocere per 15 minuti o sino a quando il liquido sarà quasi completamente assorbito.image

Trascorso questo tempo mettete il tutto nel bicchiere del frullatore, aggiungete la pasta d’acciughe, i capperi e frullate sino ad ottenere una crema.image

Quando il tutto sarà ancora caldo unite la noce di burro ed amalgamate bene.image

Fate tostare il pane ( io consiglio il pane toscano, anziché il classico “filo da crostini “) e servite in un tegamino di coccio, ogni commensale spalmerà la salsa sul pane tostato.

La cosa più difficile in questa velocissima ricettina e spellare la milza. Molte volta mi sono trovata a fare uno scempio buttando via moltissima” polpa ” che no riuscivo a staccare dalla pelle!

Ultimamente mi sono fatta furba: congelo la milza e, da congelata, la spello. In un attimo il lavoro è fatto senza sprechi.

Questa, come ho già’ detto, e’ un misto tra le  tante versioni che ho scoperto e mi ha soddisfatto abbastanza, ma la prossima volta proverò aggiungendo anche una ” salsicciola di scinta” come mi aveva suggerito di fare la grande Gisa, la cosa mi pare molto interessante!

Un modo molto originale ed ottimo per gustare la salsa dei crostini, è con i carciofi crudi a mo’ di pinzimonio : un ottimo vino corposo, un buon salame toscano e vai, il pranzo è servito.

Buon Appetitoimage

Va dove ti porta il cuore

imageAl mondo esistono miriadi di luoghi incantevoli, ma ce n’è uno che lo è più degli altri, non si tratta di un posto specifico, ma è quello dove ritrovi il tuo cuore!image

Da quando abbiamo preso l’abitudine di fare le passeggiate in mezzo alla natura più bella e semplice, ho capito che ho tantissimi luoghi del cuore.image

Solitamente la domenica mattina ci concediamo la gioia di queste passeggiate con un gruppo di persone con le quale condividiamo l’amore per la natura ed il piacere dell’arricchimento reciproco.image

L’unico problema che sorge è quello del pranzo domenicale al quale io, da tradizionalista quale sono, tengo in modo particolare.

Adoro le tavole imbandite a festa con le portate appropriate alle circostanze, ma il ritorno dalle passeggiate si aggira verso le 12, 30 ragion per cui organizzare tutto per tempo diventa obbligatorio ed il congelatore diventa un importante alleato.

Domenica scorsa ho “pescato” gli  ultimi “quadrotti alla porchetta” li ricordate? Ebbene anziché condirli con il classico ragù, ho usato un pesto con spinaci e pomodori secchi : si, si, la domenica è stata degnamente rispettata!image

PESTO CON SPINACI E POMODORI SECCHI

  • 100 gr di spinaci
  • 6 pomodori secchi
  • 100 gr di mandorle
  • 100 gr di ricotta salata
  • 1 spicchio d’aglio
  • 50 gr di capperi
  • olio evo q.b.

ESECUZIONE

Mettete i pomodori secchi in acqua calda e teneteli così per una mezz’ora.

Trascorso questo tempo, mettete i pomodori sott’olio con i capperi e lasciate insaporire.

Nel bicchiere del mixer mettete tutti gli ingredienti e frullate aiutandovi con l’olio sino ad ottenere la consistenza desiderata.image

Questo pesto e’ ottimo con gli spinaci ma è davvero delizioso con il cavolo nero o con erbe amare prima lessate e ben strizzate, acquista un gusto più deciso che è davvero gradevole.image

Per condire i quadrotti, ho sciolto con un po’ d’acqua della pasta, 100 gr di ricotta di pecora, ho aggiunto 2 cucchiai abbondanti di pesto ed ho terminato con una grattata di ricotta salata.

Buon Appetito