Fegato alla veneziana…per cambiare

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Devo essere sincera, il fegato non è proprio il mio piatto preferito; in questo periodo che non godo di perfetta salute, mi è stato consigliato di mangiare carni rosse o, meglio ancora, fegato ed affini

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Allora, oltre ai crostini neri alla toscana, ho pensato di preparare il fegato alla veneziana come me lo preparava la nonna quando ero bambina, i ricordi coccolosi sono sempre terapeutici !

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FEGATO ALLA VENEZIANA

  • 300 gr di fegato di vitello
  • 3 cipolle bianche
  • 2 foglie di alloro
  • farina
  • 30 gr di burro
  • olio evo
  • 1 bicchierino di marsala secco
  • una spruzzata di aceto bianco
  • sale, pepe

ESECUZIONE

Per prima cosa tagliate le cipolle a fettine sottili e mettetele a stufare con il burro e l’olio e le foglie d’alloro

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Fate ben stufare per circa 15 minuti a fuoco bassissimo , salate e pepate leggermente

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Tagliate a striscioline il fegato che deve essere tenerissimo ( per questo motivo è meglio usare quello di vitello) infarinatelo salatelo e pepatelo

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Setacciatelo bene dalla farina in eccesso; io ho aggiunto 1 cucchiaio di curcuma alla farina che non ha cambiato il gusto ma ha aggiunto le sue proprietà terapeutiche

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In una padella a parte scaldate un filo d’olio con una foglia d’alloro

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Fate cuocere a fuoco brillante per pochissimi minuti il fegato

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Appena avrà preso colore sfumatelo con il marsala secco

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fate sfumare bene l’alcool

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Aggiungete alle cipolle

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Spruzzate con l’aceto e lasciate ancora sul fuoco per meno di 1 minuto

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Servite immediatamente con un soffice purè

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Buon Appetito

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Eccoci a casa!

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Eccoci a casa!

Dopo aver archiviato l’estate siamo felicemente tornati nella nostra meravigliosa Siena

Ovviamente io sto benissimo ad Albenga, è il luogo dove sono nata, dove risiedono quasi tutti i miei parenti e tanti amici dell’infanzia ai quali sono legatissima, ma rientrare in una città come Siena dopo un po’ di assenza, è come immergersi completamente nell’arte e nella storia con una forza ed una potenza da levare il respiro!

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Ho la fortuna di aver viaggiato molto per il mondo e mi sento di poter dire che pur apprezzando moltissimo ciò che ho visto  e visitato la sofisticata bellezza e la magica atmosfera che questa città dona a chi la visita, l’ho riscontrata poche volteimage

Bando ai romanticismi e tornando a ciò che ci interessa in questa sede cioè il cibo, non ho lasciato la terra di Liguria senza aver caricato  la macchina in maniera spropositata con i suoi principali prodotti tra questi ho portato con me delle sardine prese dal pescatore la mattina della partenza, le quali, nonostante ci abbiano ” tenuto compagnia ” tutto il viaggio con il loro dolce sentore, cucinate al carpione alla maniera della nonna, ci hanno abbondantemente ripagato del minimo disagio che ci avevano arrecato

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SARDINE IN CARPIONE DI NONNA FRANCESCA

  • 500 gr di sardine freschissime
  • 2 cipolle di Tropea fresche
  • 50 gr di pinoli
  • 2 foglie di alloro
  • 2-3 rametti di maggiorana
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 limone
  • 40 ml di aceto bianco
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna
  • un po’ di radice di zenzero grattugiata
  • 1/2 bicchiere di olio evo
  • sale, pepe

ESECUZIONE

Pulite bene le sardine privandole delle teste ed eliminando le interiora; lavatele bene, fatele un po’ sgocciolare e tamponatele con la carta da cucina

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Infarinate leggermente le sardine e cuocetele il olio d’oliva per 2-3 minuti rigirandole delicatamente per evitare che si rompano;

imagemettetele quindi ben allineate in una pirofila dopo averle un po’ salate

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Tagliate a fettine sottili le cipolle

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e fate tostare in modo adeguato i pinoli affinché possano sprigionare il loro olio essenziale

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Abbassate al minimo la fiamma sotto la padella dove avete fritto le sardine ed aggiungete la maggiorana e l’alloro, le cipolle, l’aglio ben schiacciato, lo zenzero grattugiato, l’aceto, il limone a spicchi, il sale, il pepe macinato ed anche qualche grano e lo zucchero

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Fate riscaldare il carpione per 2-3 minuti a fuoco dolcissimo

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Quindi unite i pinoli e fate ulteriormente insaporire tutto insieme ancora per pochi secondi

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Versate la marinata calda sulle sardine allineate nella pirofila facendo in modo che restino ben coperte

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Coprite con la pellicola e conservate in frigo almeno sino al giorno dopo; tirate il carpione fuori dal frigo 1 ora prima di consumarlo e vi garantisco che questo piatto vi conquisterà.

Dimenticavo di dirvi che la mia nonna Francesca aggiungeva al carpione anche le zucchine trombette tagliate sottilissime e fritte, in questo modo il piatto era completo ed assolutamente sfizioso

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Buon appetito

 

 

 

 

Orata invernale

imageQuesta ricetta l’ha proposta Anna Moroni alla Prova del cuoco

E’ un modo piuttosto originale per cucinare il pesce, precisamente l’orata,  pesce nobile,  gradito ai più che con le sue carni delicate si adatta benissimo a ogni preparazione.

L’orata, appunto, viene abbinata alla scarola e cucinata al cartoccio, questo insieme di sapori e profumi forti esalta benissimo la delicatezza dell’ orata

Trovo che questa preparazione si addica benissimo alla stagione fredda, per questo l’ho chiamata:

ORATA INVERNALE

  • 2 piccole orate
  • 2 cespi di scarola
  • 2 acciughe sotto sale pulite
  • 2 foglie di alloro
  • 1 limone: buccia grattugiata e succo
  • capperi dissalati
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio evo
  • sale
  • peperoncino

ESECUZIONE

Lavate accuratamente la scarola e fatela scottare in acqua bollente.

In una padella con un po’ di olio evo fate soffriggere l’aglio, unite la scarola tagliuzzata, i filetti di acciuga, i capperi, la buccia e il succo di limone, il peperoncino e le foglie di alloro image

Lasciate cuocere a fiamma vivace  sino a quando tutto sarà ben insaporito e mettete da parte.

Squamate ed eviscerate molto bene l’orata, quindi lavatela sotto l’acqua corrente.

Con la scarola riempite la pancia del pesce, image mettetelo  nel cartoccio, aggiungete ancora un po’ di scarola , imagechiudete il cartoccio e cuocete in forno caldo  a 200* per circa 30 minuti.image

E’ una preparazione veloce ed un modo diverso per cucinare l’orata, a noi è piaciuta molto anche perché ho optato per un pesce non di allevamento che ha sicuramente un gusto più deciso.

Buon Appetito image

Ricomincio da qui, ma cambio metodo

imageÈ inutile insistere. Voglio essere moderna ed utilizzare la tecnologia di ultima generazione ma purtroppo tutto ciò non è esattamente nelle mie corde. Mi trovo a fissare lo schermo dell’Ipad con occhio assente aspettando che qualche misterioso alieno si impossessi dei miei pensieri. La soluzione per questo incubo è lì a portata di mano, sulla mia scrivania. Si tratta del vecchio blocco dove annoto ogni pensiero, impegno e le immancabili ricette che invento o ascolto e rubo in qualsiasi luogo. Allora ecco il compromesso: da vecchia signora quale sono, scriverò, con i romantici tempi della scrittura manuale, le mie ricette e con la mia limitata capacità tecnologica, le trascriverò sul blog.

Bando alle ciance. Dopo tanto tempo che non pubblico, devo rimettermi in pari, sia pubblicando le mie ricette che riprendendo le visite ai vostri interessantissimi blog. Inizio subito con un piatto che in casa mia è molto apprezzato anche in  versione per celiaci che ho realizzato semplicemente usando la birra senza glutine.

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FUSI Di POLLO ALLA BIRRA

  • 8 fusi di pollo
  • 1 birra chiara da 33 cl
  • 2 foglie di alloro
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 30 gr di burro
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 rametto di rosmarino
  • sale, pepe

ESECUZIONE

Eliminate la pelle dai fusi e fateli ben rosolare nell’olio e nel burro dopo averli salati e pepati. image

Unite in padella l’aglio, il rosmarino e l’alloro fate ancora insaporire il pollo. Bagnate prima con parte della birra e girate il pollo in modo che si insaporisca, rosolando da ogni lato, quindi coprite con la restante birra i fusi e fate cuocere per 30 minuti a tegame coperto ed a fuoco basso.

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Se preferite un intingolo più denso, preparate un roux con burro e fecola ( o farina se non avete problemi di celiachia) ed aggiungetelo al sughettino.

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Se invece volete dare un tocco personale al vostro piatto, dopo averle salate e pepate, spalmate con senape le cosce di pollo quindi avvolgetelo in fettine sottili di speck e procedete alla cottura come per la ricetta base.

Trovo che il contorno ideale per questo piatto semplice e sfizioso, oltre al purè di patate soffice e burroso che non tradisce mai, sia un’insalata di campo arricchita con semi di zucca tostati e noci, questa intrigante nota croccante unità al leggero gusto amaro dell’insalata di campo, renderà sicuramente il piatto indimenticabile.

Buon Appetito!image

Non è certo un ripiego, è sua maestà il Bollito!

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Guai pensare al bollito come uno sbrigativo ripiego adatto a chi non ha tempo da passare ai fornelli, messo in pentola e lasciato a macerare “nel suo brodo”. E’ un grave rischio, diventerebbe stopposo ed insipido per farci pagare l’incuria.

È importantissima la scelta del pezzo di carne che viene usata; se si decide di fare un bollito misto, bisogna  rispettare i tempi di cottura del manzo, del vitello oppure del pollo. Per questa soluzione è consigliabile l’ uso di più pentole unendo solo alla fine della cottura i vari brodi ottenuti ed avendo così un brodo misto di ottimo sapore.

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Chi preferisce il brodo magro, eviterà di aggiungere le ossa con il midollo, mentre chi gradisce i sapori più importanti, avrà cura di metterne in abbondanza.

Chi tiene di più al brodo che alla carne, aggiungerà quest’ ultima a freddo, in modo che possa lasciare tutta la sua sostanza nell’acqua.

Io solitamente metto tutto a freddo: le classiche verdure da brodo cioè cipolla, carota e sedano, aggiungo 1 porro, un po’ di gambi di prezzemolo che sono più aromatici delle foglie, 1 o 2 foglie di alloro che trovo diano un gradevolissimo gusto e l’ immancabile pomodoro con le fedeli foglie di basilico che una vera ligure non abbandona mai.

Appena inizierà a salire in superficie una schiuma un po’ fastidiosa, bisognerà toglierla delicatamente per evitare che il brodo risulti troppo torbido; poi, si lascerà  bollire, anzi sobbollire e borbottare dolcemente, senza alcuna fretta, inebriandosi del suo confortevole profumo che fa subito famiglia, per almeno 2 o 3 ore.

Si servirà nella zuppiera, magari quella del servizio di nozze della nonna come la mia, insieme al brodo caldo così la morbidezza sarà garantita sino all’ ultimo boccone.

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Generalmente il bollito servito caldo è accompagnato da verdure lesse condite con olio, sale, prezzemolo e cipolline fresche tritate. Se poi ci va di esagerare qualche dadino di emmental rende questo contorno molto nordico, magari aggiungendo una salsina alla senape.

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Le amiche del cuore del bollito sono le salse, che rallegrano la tavola già con la loro colorata presenza. Immaginate la gioia del palato!

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Naturalmente sto parlando della maionese, la salsa tonnè, il bagnet vert, il bagnet ross, la salsa ai peperoni che faceva la mia nonna Francesca, la senape di Digione…..e chi più ne ha più ne metta.

Un giorno dedicherò un post alle salse che conosco, ma oggi voglio dedicare tutto lo spazio a sua maestà il bollito. Pronti in tavola, ed è subito festa!

BOLLITO MISTO

  • 1/2 kg di muscolo, di culatta e di spalla tutto di manzo
  • 1/2 kg di punta di vitello
  • 1 lingua di vitello di circa 500 gr
  • 1/2 cappone ( o mezza gallina )
  • 1 cotechino
  •  cipolle
  • carote
  • coste di sedano
  • gambi di prezzemolo
  • 1 spicchio d’ aglio
  • 1 pomodoro
  • 1 foglia di alloro
  • 1 mazzetto di basilico
  • Sale

ESECUZIONE

Mettete sul fuoco una grande pentola con acqua ed unite le verdure: la carota, la cipolla, il sedano, il pomodoro, i gambi di prezzemolo, il basilico, l’alloro, i pezzi di manzo ed il cappone. Fate cuocere per 20 minuti poi unite il vitello e proseguite per un’ ora salando dopo 30 minuti .

Trascorso questo tempo levate il cappone e mantenete sul fuoco a fiamma bassissima ancora per un’altra ora. Sbollentate la lingua per 10 minuti, quindi cambiate l’acqua e fate riprendere il bollore; unite le verdure: carota, sedano, cipolla alloro. Salate e proseguite la cottura per circa 40 minuti. Punzecchiare la lingua per verificare che sia tenera. Togliere il recipiente dal fuoco e tenere in caldo.

Cuocete il cotechino come indicato nella confezione e tenete al caldo sino al momento di servire. Mettete in una zuppiera dove ci sarà anche del brodo bollente tutti i vari pezzi di carne e servite in tavola accompagnato con le salse.

Ho servito il brodo non con i soliti tortellini, ma con dei quadrucci che ho fatto in questo modo: ho steso due sfoglie abbastanza fini ed ho messo si di una di esse uno strato sottili di ripieno dei ravioli alla ligure, quindi ho messo sopra l’altra ed ho schiacciato bene il tutto con il mattarello ed ho tagliato con la rotellina: prima strisce, poi a quadrucci.

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Beh, che dirvi, dopo questo lungo romanzo vi sarà sicuramente venuta voglia di provare il bollito,  allora…

BUON BOLLITO A TUTTI!

Malloreddus all’italiana

imageSfogliando le edizioni degli anni ’60-’70 di quel meraviglioso giornale di cucina che era “La cucina italiana” mi sono imbattuta nella ricetta dei Malloreddus alla campidanese . Avendo in casa la materia prima cioè i Malloreddus freschi che mi ha mandato la mia amica Antonella da Olbia, ho deciso di provare la ricetta.

Mi sono subito resa conto che c’è molta incertezza in merito: tutti dicono di possedere la ricetta vera ed originale, ma non si capisce quale sia quella davvero originale, poiché ci sono centomila versioni ed ovviamente anche se per pochi elementi, tutte diverse.

Essendo io una liberale anche in cucina, ho fatto a modo mio ed ho chiamato questo meraviglioso piatto ” Malloreddus all’italiana” infatti ho usato per la sua realizzazione salsiccia di cinta senese, pomodori cuore di bue di Albenga, aglio di Vessalico, zafferano di Sardegna ed alloro del mio giardino , senza dimenticare in ultimo, un superbo Fiore sardo.

Spero, con questi azzardi, di non aver offeso nessuno, vi garantisco però che il risultato è stato eccellente.

MALLOREDDUS ALL’ ITALIANA

  • 500 gr di Malloreddus
  • 1 bustina di zafferano
  • 2 salsicce
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 ciuffo di basilico
  • 2 foglie di alloro
  • 400 gr di passata di pomodori maturi
  • olio evo
  • Sale
  • pecorino sardo stagionato

ESECUZIONE

Sbriciolare la salsiccia  e metterla a tostare leggermente in padella dove poi verrà saltata la pasta con un po’ d’olio e lo spicchio d’aglio leggermente schiacciato.

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Appena la carne inizierà ad abbrustolirsi, unire l’alloro e la passata di pomodoro, salate, se volete pepate e fate cuocere il sugo per venti minuti.

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Mettete l’acqua al fuoco con la bustina di zafferano, appena bollirà, salate e buttate i Malloreddus, per quelli freschi ci vogliono pochissimi minuti, per quelli secchi seguite le indicazioni della confezione.

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Passateli nella padella con il sugo, fate insaporire bene, cospargete con basilico tritato ed abbondate con il pecorino sardo.

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Buon Appetito

Milanese ma non troppo

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Un’altra delle mie passioni culinarie è il risotto. Sarà per le mie origini nordiche, ma davanti ad un succulento risotto all’onda, non so davvero resistere. A dirla tutta sono nulle o pochissime le cose alle quali riesco a resistere, ma per il risotto fatto a regola d’arte ho una particolare debolezza.

Questa mattina, mentre ” faticavo ” in piscina e continuavo a ripetermi :”Ma perchè? Chi me lo ha fatto fare ?”. Tenendo d’occhio l’odiato orologione che non muove le lancettone neppure a prenderlo a sassate, ho pensato che l’unica via di salvezza sarebbe stata quella di impegnare la mente, mentre il corpo sgobbava e faticava, in un pensiero più che gradevole. Allora eccolo, in tutta la sua magnificente fragranza prendere forma nella mia mente un succulento piatto di risotto allo zafferano.

Si, proprio lui, il semplicissimo risotto alla milanese che per il suo inconfondibile colore, da bambina chiamavo il riso giallo, quello squisito. In questo modo ho concluso la mia lezione in serenità ed armonia con me stessa, mi sono coccolata sotto la doccia assaporando idealmente l’inconfondibile e gratificante gusto dello zafferano, ho preso la macchina e mi sono diretta immediatamente verso casa. Proprio in macchina, precisamente ad ogni rotonda, ho iniziato a pensare alle ipotetiche aggiunte che avrebbero potuto dare al mio risotto una personalità unica, la mia.

Così ho rivisitato moto liberamente, il risotto di oggi.

RISOTTO ALLA MILANESE IN VIAGGIO

  • 300 gr di riso Carnaroli
  • 60 gr di burro
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • 1 scalogno tritato finemente
  • 1 L di brodo vegetale o di pollo
  • 100 gr di taleggio
  • 7/8 noci sgusciate e sminuzzate
  • 4 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • 1 foglia di alloro
  • 1 bustina di zafferano

ESECUZIONE

Sbucciate e tritate finemente lo scalogno, fatelo appassire in tegame con 20 gr di burro e la foglia di alloro, senza lasciarlo colorire.

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Aggiungete il riso e fatelo rosolare per 1-2 minuti mescolando continuamente, irrorate con il vino bianco e fate evaporare a fuoco sostenuto. Versate il brodo bollente e lo zafferano tutto in una volta. Fate cuocere, senza mai toccare a fuoco basso per 15-18 minuti a seconda delle indicazioni del fabbricante del riso.

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Mentre il riso cuoce, preparate le noci sminuzzandole, tagliate a dadini il taleggio e grattugiate il parmigiano.

Quando sarà trascorso il tempo di cottura del riso, toglietelo dal fuoco (deve rimanere molto morbido) unite il burro rimasto ammorbidito a temperatura ambiente, il taleggio, il parmigiano e scuotetelo agitandolo come fa l’onda che infrange sulla battigia!

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Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati , unite le noci, mischiate ancora energicamente e coprite facendo riposare il risotto per 2-3 minuti prima di servire.

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Se non riuscite a scuotere la pentola per far fare l’onda, mischiate con un cucchiaio di legno energicamente. Potete aggiungere a questo risotto anche una pera tagliata a dadini e sbucciata, quindi fatta caramellare a parte con una noce di burro e 1 cucchiaino di zucchero ed aggiunta all’ ultimo. Potete utilizzare per la mantecatura qualsiasi formaggio, L’ importante è che abbia un gusto abbastanza deciso.

Se siete “puristi del risotto”, potete tranquillamente girare il riso durante tutta la sua cottura, l’unica differenza dal vostro metodo al mio è che io utilizzo il tempo per fare altro, il risultato è però identico. Se avete il Bimby va benissimo cucinare il risotto con questo formidabile apparecchio, seguendo bene le direttive della macchina!

Buon appetito a tutti

Chi conosce Julia Child?

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Julia Child e’ il mio mito. Ovviamente non è solo questo ma oggi voglio partire dalla mia illimitata ammirazione per questa effervescente signora degli anni’50 per presentarvi il post. Vi parlerò di una delle ricette cult della cucina francese, il famosissimo Boeuf à la Bourguignonne e la ricetta che presenterò sarà quella che Julia Child ha messo nel suo libro Mastering The art of French cooking.

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Si tratta di una guida di cucina francese che la geniale e gentile signora ha adattato al gusto degli americani.

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Ho acquistato questo libro negli Stati Uniti, poiché non esiste una traduzione  in italiano, ed è per ciò scritto in inglese. Per tanto, la  traduzione è mia e data la mia poco più che elementare conoscenza della lingua, ho sperimentato svariate volte il piatto prima di avere la sfacciataggine di proporlo. Ho anche una ricetta del manzo alla Bourguignonne che mi ha dato Nicole, la cugina francese. E’ più semplice ed ha un procedimento facile e veloce, però stare in cucina con Julia Child, ha un fascino ineguagliabile.

BOEUF À LA BOURGUIGNONNE  BY JULIA CHILD

  • 1 kg di polpa di manzo grassa magra
  • 200 gr di pancetta
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 1 L di brodo
  • 1/2 litro di vino rosso di Borgogna
  • olio evo
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 1 cucchiaio di farina
  • olio evo
  • 2 spicchi d’aglio
  • bouquet garnì : timo, alloro, rosmarino

Per le cipolline:

  • 1/2 kg di cipolline borrettane
  • 100 ml di brodo
  • 1 foglia di alloro
  • 1 noce di burro
  • olio evo
  • sale, pepe

Per i funghi

  • 500 gr di funghi champignon
  • 1 spicchio d’ aglio
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • sale pepe

ESECUZIONE

Tagliate la carne a cubetti.

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Scaldate sul fuoco una capiente pentola in ghisa che possa andare anche in forno, unite un filo d’olio e fate rosolare la pancetta tagliata a cubetti, dopo averla scottata in acqua bollente per 10 minuti, a fuoco dolce ancora per 5 minuti.

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Trascorso questo tempo, togliete la pancetta, mettetela da parte e nello stesso grasso fate rosolare a l’arte per sigillarla bene da tutti i lati.

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Appena la carne sarà ben rosolata, mettetela con la pancetta e nella pentola fate ancora rosolare la carota e la cipolla tagliate a pezzi.

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Quando anche le verdure avranno preso un bel colorito, unite carne e pancetta ed insaporite tutto insieme per 5 minuti, salate e pepate. Trascorso questo tempo unite la farina setacciata.

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Scaldate il forno in modalità ventilato a 250*e mettete la pentola senza coperchio al suo interno per 10 minuti per far tostare tutto insieme. Trascorso questo tempo estraete la pentola dal forno e versate il vino.

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Stemperate il concentrato di pomodoro con un mestolo di brodo ed unitelo alla carne.

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Abbassate il forno a 130* a modalità statica , unite il restante brodo considerando che i liquidi dovranno superare la carne di circa un cm. Mettete nella pentola anche il bouquet garnì ed i 2 spicchi d’ aglio schiacciati.

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Portate il tutto ad ebollizione, coprite la pentola ed infornate a 130* per 3 ore. Spegnete il forno e fate raffreddare.

Pensiamo alle verdure.

Cipolline: in una casseruola mettete il burro ed un giro d’ olio, fatevi rosolare le cipolline pulite e mondate e tenetele sul fuoco per circa 10 minuti.

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A questo punto unite il brodo, salate e pepate e cuocete per circa 30 minuti.

Funghi: pulite i funghi e tagliateli in quarti. In una padella fate imbiondire lo spicchio d’aglio, quindi unite i funghi e fateli saltare a fuoco vivo per 10 minuti, salate e pepate unite un mestolo di brodo continuando ancora la cottura per 10 minuti. Terminate spolverizzando il tutto con prezzemolo tritato.

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Quando la carne sarà freddata, toglierla dalla casseruola con il bouquet garnì e passate la salsa al setaccio, unendo anche il fondo di cottura delle verdure. Rimettete il tutto nella casseruola e cuocete insieme ancora per 10 minuti a fuoco molto basso.

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Prima di servire spolverizzare con prezzemolo tritato. Se siete riusciti a leggere tutta la ricetta siete già molto bravi, comunque vi consiglio di non farvi scoraggiare dai vari passaggi, ci vuole più tempo a scriverla che a farla.

Di solito cucino questo piatto in 2 giorni, prima la carne, magari il pomeriggio e il giorno dopo le verdure che si fanno velocemente. I francesi, come dice Julia, le servono con patate lesse o riso cotto nel brodo di manzo o tagliatelle all’uovo condite con la salsa dello spezzatino. Noi italiani però abbiamo una chance in più: la polenta che, come si direbbe a Roma è la morte sua.

È sicuramente un piatto di grande conviviabilità, lo trovo per tanto adattissimo per un incontro di auguri tra amici nei giorni che precedono le feste: si mette il tagliere con la polenta al centro tavola e il BOEUF in cocottine individuali. E che la festa abbia inizio!

Buon appetito

Oggi trippa!

imageSi, oggi trippa .

Devo ammettere in tutta onestà che non e’ proprio uno dei miei piatti preferiti,ma, poiché adoro i fagioli,questa ricetta mi fa apprezzare anche la trippa.

Si tratta di una super collaudata ricetta di famiglia, la trippa con i fagioli di Spagna, succulento piatto sempre molto apprezzato

TRIPPA ALLA LIGURE CON I FAGIOLI

  • 400 gr di trippa
  • 1 carota, 1 cipolla, 1 costa di sedano
  • rosmarino
  • 1 spicchio d’aglio ( facoltativo )
  • 400 gr di pomodori pelati
  • 100 gr di pinoli
  • 400 gr di fagioli di Spagna già cotti
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 1 bicchiere di brodo
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro

ESECUZIONE

Tritate molto bene tutti gli odori e parte dei pinoli,il rosmarino e l’aglio

Soffriggete il una pentola di coccio con 1/2 bicchiere d’olio evo ( se volete potete usare meno olio, ma la trippa ne richiede parecchio)

Quando il tutto sarà dorato,unite la trippa ben pulita e tagliata a listarelle ,fate ben insaporire e sfumate con il vino bianco.

Quando l’alcool sarà evaporato,aggiungete i pelati ed il concentrato diluito in un po’ di brodo caldo.

Aggiustate di sale e cuocete a pentola coperta e fuoco dolce per circa 30 minuti.

A questo punto, scolate i fagioli di Spagna dal liquido di conservazione ed uniteli alla trippa.

A parte  soffriggete dolcemente i restanti pinoli con un rametto di rosmarino.

Proseguite la cottura della trippa per altri 10 minuti, quindi prima di servire, irrorate il tutto con l’olio caldo profumato al rosmarino e pinoli.

Nella tradizione ligure vi sono molte ricette di trippa, ma quella che secondo me e’ molto interessante, è ” la trippa alla sbira ”

Si tratta sicuramente di un piatto da intenditori e chi apprezza la trippa, lo troverà entusiasmante perché esalta al massimo il gusto di questo prodotto cotto in purezza.

Pare che la sua origine sia della fine del 1400, quando dall’oratorio di Sant’Antonio detto dei birri, uscivano coloro che, avendo terminato l’accademia, sarebbero diventati guardie carcerarie, soprannominati ” sbirri ”

Si considera anche che ,data la sua bontà ,fosse l’ultimo piatto concesso ai condannati a morte nel Medioevo!

La ricetta e’ talmente semplice che sono certa,vorrete provarla:

Fate bollire la trippa con sedano, cipolla,  alloro e carota per circa 2 ora a fuoco basso ed a tegame coperto.

Salate e pepate.

Nel frattempo abbrustolite le fette di pane, mettetelo nel piatto e conditelo con olio,formaggio grana grattugiato ,sale pepe.

Versate il brodo e la trippa sul pane e consumate caldo

Alcuni aggiungono un soffritto con pinoli e funghi secchi per insaporire maggiormente il piatto ,ma la ricetta antica non li prevedeva .

BUON APPETITO A TUTTI……DOPPIO QUESTA SERA !

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